Prima il metodo, poi la tecnologia: Marcello Nardeschi racconta Methodus
Ci sono incontri professionali che, nel tempo, diventano rapporti di fiducia. Quello con Marcello Nardeschi, alla guida di Methodus, accompagna il percorso WINExcel fin dal libro: Methodus è stata infatti tra gli sponsor di Metodo WINExcel e oggi è al nostro fianco anche come sponsor del WINExcel Meeting.
Un sostegno per il quale desidero ringraziare Marcello, che ha creduto nel progetto e nelle persone a cui si rivolge.
In questa intervista partiamo da lui per conoscere il lavoro di Methodus e capire che cosa possa significare, per un’impresa, avere qualcuno che ascolta prima di proporre una soluzione. Software, consulenza e formazione diventano così strumenti per affrontare esigenze concrete: organizzare meglio il lavoro, disporre delle informazioni necessarie e acquisire maggiore autonomia.

Marcello, prima dell’imprenditore vorrei conoscere la persona: che cosa ti ha portato a questo lavoro e quale esperienza ha influenzato maggiormente il tuo modo di stare accanto ai clienti?
Ho studiato informatica alle scuole superiori nel 1975, quando uomo e computer dialogavano attraverso le schede perforate. Erano davvero i primordi: non esisteva nulla del mondo digitale di oggi, i telefoni avevano la rotella per comporre il numero e la prima trasmissione a colori sarebbe stata Domenica In, nel 1977, con dieci anni di ritardo rispetto al resto d’Europa.
Ho maturato esperienze in settori diversi, dalla banca all’industria, e nel 1980 ho iniziato la mia carriera di venditore: prima di software, poi di soluzioni gestionali. Da quegli anni mi porto dietro una convinzione: il cliente non compra una tecnologia, cerca qualcuno che lo capisca.
Come nasce Methodus e come è cambiata nel tempo? Ripensando agli inizi, quale lezione continui a portare con te quando incontri un’impresa e ascolti le sue difficoltà?
Methodus è la naturale evoluzione di un’azienda che ha saputo adattarsi alla domanda del mercato e alla tecnologia. Allora si vendeva spinti dall’hardware: erano i venditori Olivetti e IBM a portarci in casa i clienti in cerca di soluzioni software. Oggi la situazione è completamente diversa. Le soluzioni sul mercato sono moltissime e l’utente lo sa: quello che cerca è una consulenza.
La lezione che porto con me è questa: in cinquant’anni la tecnologia ha rivoluzionato il modo in cui le persone interagiscono, ma il primo passo resta lo stesso. Ascoltare l’impresa, capire le sue difficoltà e solo dopo proporre.
Sul vostro sito dite «Prima il metodo. Poi la tecnologia». Che cosa significa nella pratica? Se una cantina arriva da voi con un problema, da dove cominciate per capire ciò di cui ha davvero bisogno e costruire un percorso su misura?
Significa che non partiamo mai dal software. Quando una cantina si rivolge a noi, le chiediamo di raccontarci come lavora: dove si perde tempo, quali dati vengono riscritti più volte, che cosa non torna a fine campagna. Poi osserviamo ciò che ha già, il gestionale attuale, i registri, i dati da recuperare, e quanto sono affidabili.
Alla fine le lasciamo un quadro chiaro: che cosa conviene cambiare, che cosa no e da dove cominciare. Anche se poi decide di non procedere. Per questo diciamo che si comincia da un’ora insieme.
Software, consulenza e formazione: come lavorano insieme per aiutare il cliente? Puoi raccontarci un caso concreto in cui il vostro intervento abbia semplificato il lavoro di una cantina o migliorato la gestione dei clienti e delle vendite?
Il software è lo strumento, la consulenza lo adatta al modo in cui lavori davvero, la formazione fa sì che le persone lo sentano proprio e lo usino. Un esempio che mi sta a cuore è quello di Cantina Museo Albea.
Con la guida illuminata di Claudio Sisto, la cantina ha saputo trasformare la tragedia del Covid in un’opportunità di mercato, grazie all’uso del cloud. Poi ha automatizzato la forza vendita con l’app per gli agenti, Inform@genti, e ha così digitalizzato l’intero processo: dall’offerta all’acquisizione dell’ordine, fino al recupero crediti. Hanno usato la tecnologia con intelligenza, al servizio di un modo di lavorare che era già il loro.
Per chi introduce un nuovo strumento, sapere di poter contare su qualcuno fa la differenza. Come accompagnate le persone dopo l’avvio e come le aiutate a diventare autonome, mantenendo un punto di riferimento disponibile quando serve?
L’avvio è solo l’inizio. Formiamo le persone perché imparino davvero a usare lo strumento e restiamo accanto a loro, anche quando arriva la campagna e il lavoro si fa più intenso. Chi ci segue ha un consulente con un nome e un numero di telefono: non un call center, non un portale. L’obiettivo è che ciascuno diventi autonomo, sapendo però di poter contare su una persona quando serve.
Hai sostenuto WINExcel prima attraverso il libro e ora con il Meeting. Che cosa ti ha fatto credere in questo percorso e quale valore attribuisci alle relazioni tra imprenditori, professionisti e persone che lavorano nel mondo del vino?
Abbiamo colto la proposta di Mihaela perché ci permetteva di farci conoscere a un mondo che sarebbe stato difficile, se non complesso, raggiungere con un unico strumento di comunicazione: i buyer, gli enologi e gli altri operatori del settore.
E poi Mihaela Cojocaru è una forza della natura: l’entusiasmo che mette in ogni cosa è contagioso. Credo molto nelle relazioni tra imprenditori, professionisti e persone che lavorano nel mondo del vino: è dal confronto, dall’ascolto e dalla fiducia che nascono le collaborazioni più solide.
Info & foto credit: Methodus Informatica Srl
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Salute e alla prossima!
E non scordarti: Sii curioso e assaggia sempre qualcosa di nuovo 🍷
👋🏻 Ciao, sono Mihaela Cojocaru DipWSET
Export Coach 1:1 - WSET Educator - Sommelier AIS - Docente export & digital marketing
Autrice del libro "Metodo WINExcel" - consigli pratici per esportare i tuoi vini con successo"
Ideatrice dell'Associazione dei venditori di vino WINExcel
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