Dal calice all’esperienza: il metodo sartoriale di Stefania che conquista gli appassionati di vino

Mihaela Cojocaru • 21 gennaio 2026

Nel panorama contemporaneo del vino, fatto di etichette che raccontano territori, storie e visioni, emerge un approccio capace di trasformare ogni calice in un gesto di stile: quello di Stefania, fondatrice di I Sapori DiVini. La sua realtà nasce da una passione autentica e dall’idea che il vino non sia semplicemente un prodotto da scegliere, ma un’esperienza da vivere, da condividere, da ricordare.


Attraverso un servizio di wine concierge su misura, selezioni personalizzate, degustazioni esclusive, e una e-commerce boutique, Stefania guida i clienti in un percorso intimo e curato, dove ogni bottiglia diventa l’espressione di un gusto, di un’occasione, di una storia. Un approccio sartoriale che unisce competenza, ascolto e cultura gastronomica, elevando il vino a rituale raffinato.


In questa intervista, Stefania ci accompagna dentro la sua visione del mondo enologico — dal suo percorso personale alle nuove tendenze, dal rapporto tra vino e storytelling fino alla sua prospettiva da marketer — offrendo riflessioni preziose, consigli e uno sguardo contemporaneo su un settore che continua a evolversi senza perdere la sua magia.



Com’è iniziato il tuo percorso nel mondo del vino e quale momento ha segnato la nascita di I Sapori DiVini?


Il mio percorso nel mondo del vino è iniziato prima di tutto come passione personale. Nel tempo, però, quella curiosità si è trasformata in studio, assaggi sempre più consapevoli e in un percorso di formazione che mi ha portata a diventare sommelier.


Parallelamente, è cresciuta anche l’attenzione verso il modo in cui il vino viene raccontato e vissuto, non solo per ciò che esprime nel calice, ma per l’esperienza che è in grado di generare.


I Sapori DiVini nasce quando ho iniziato a rendermi conto che, per molte persone, il vino era diventato un territorio complesso, spesso intimidatorio. In un contesto di calo dei consumi e di crescente attenzione alla qualità, ho percepito il bisogno di un approccio diverso. È così che è nato un progetto che mette al centro l’esperienza, l’ascolto e la relazione, restituendo al vino la sua dimensione più autentica e umana.



Qual è stata la prima bottiglia che ti ha fatto capire che il vino poteva diventare un’esperienza, più che un prodotto?


Non si tratta di una singola bottiglia, ma di una serie di momenti. Le bottiglie di quei momenti le ricordo benissimo, ma preferisco non nominarle, perché ciò che le ha rese speciali non è stata l’etichetta in sé, ma il contesto in cui sono state bevute: una bollicina portata su un rooftop per festeggiare il mio compleanno con le amiche, un rosso condiviso in una serata romantica quasi rubata al tempo, un bianco scelto per un pranzo in riva al mare trasformato in qualcosa di più.


È in occasioni come queste che ho capito che il vino non è mai solo ciò che c’è nel calice, ma tutto ciò che lo circonda: le persone, il tempo, l’atmosfera. Da lì è cambiato il mio modo di guardare al vino, non più come a un prodotto, ma come a un’esperienza capace di creare ricordi.



Nel tuo servizio di wine concierge, qual è l’aspetto che consideri davvero “sartoriale” nella selezione di un vino per un cliente?


L’aspetto più sartoriale è l’ascolto. Prima del vino viene sempre la persona: il suo gusto, il contesto in cui berrà quella bottiglia, l’occasione, le aspettative. Un vino non è mai “giusto” in assoluto, lo è solo se è coerente con chi lo beve e con il momento in cui viene vissuto. Il mio lavoro consiste proprio nel tradurre queste informazioni in una scelta su misura, come un abito pensato per una sola persona.



Come costruisci le tue esperienze enologiche su misura? Da dove parte la ricerca della bottiglia giusta per ogni occasione?


Ogni esperienza parte da una domanda semplice ma fondamentale: per chi è e perché. Che si tratti di una cena importante, di un regalo o di una degustazione privata, il punto di partenza è sempre il contesto.


Da lì inizia un lavoro di ricerca che unisce conoscenza dei produttori, sensibilità personale e attenzione al dettaglio. Mi interessa proporre vini che abbiano un’identità chiara e che sappiano dialogare sia con l’occasione per cui sono stati scelti sia con i piatti che li accompagneranno.



Cosa rende unica la filosofia di I Sapori DiVini rispetto a un wine shop tradizionale o a un servizio di semplice selezione vini?


La differenza sta soprattutto nell’approccio. I Sapori DiVini non è pensato come un semplice wine shop, ma come uno spazio di relazione. Oggi online si trova praticamente tutto: schede tecniche, punteggi, classifiche, recensioni. Con il tempo e la voglia giusta, chiunque può orientarsi da solo.


Il progetto nasce invece per chi desidera godersi il vino senza tecnicismi e senza dover investire ore nella ricerca. È un servizio pensato per semplificare, per guidare, per togliere complessità, lasciando spazio al piacere.


La selezione è curata, ma non è mai fine a se stessa: ogni bottiglia è scelta in funzione della persona, del contesto e dell’occasione. In questo senso, il valore non è solo nella bottiglia, ma nel tempo risparmiato e nella serenità di potersi affidare a qualcuno che lo fa in modo consapevole. È una forma di lusso discreto, fatta di cura, attenzione e personalizzazione.



Potresti raccontarci un’esperienza enologica che hai creato e che ti ha particolarmente emozionata, per la sua unicità o per il legame con il cliente?


Le situazioni che mi emozionano di più sono quelle in cui il cliente si sente davvero compreso. Momenti in cui il vino diventa il filo conduttore di una storia personale, di una celebrazione o di un’occasione importante.


Ricordo, ad esempio, una cliente che mi ha chiesto una selezione di vini italiani per un pranzo a casa sua con la suocera francese, grande appassionata di vino. Il desiderio non era stupire con etichette blasonate, ma costruire un percorso coerente, capace di accompagnare ogni portata e di raccontare l’Italia con eleganza e naturalezza.


Quando, a distanza di tempo, quella persona mi ha raccontato che il pranzo era stato un successo e che il vino aveva contribuito a creare un clima disteso e speciale, ho capito che il lavoro aveva centrato il suo obiettivo. In quei momenti il vino smette di essere una scelta tecnica e diventa un vero strumento di relazione e di memoria.



Aprirai presto anche un e-commerce: come selezionerai le etichette da proporre online mantenendo l’approccio sartoriale e personalizzato che contraddistingue I Sapori DiVini?


L’e-commerce sarà un’estensione naturale del progetto, non un semplice catalogo online. La selezione sarà volutamente curata e limitata, costruita intorno a una filosofia di scelta attenta e artigianale, fatta di bottiglie selezionate con cura, spesso lontane dai grandi marketplace, capaci di raccontare eccellenze italiane autentiche, anche se meno conosciute.


Ogni vino sarà scelto perché coerente con l’identità di I Sapori DiVini e pensato per essere scoperto e vissuto, non solo acquistato. Accanto alle schede prodotto, ci sarà un forte lavoro di racconto e di accompagnamento: dalle note di degustazione ai consigli di abbinamento, dal momento ideale per stappare quella bottiglia al calice consigliato e alla temperatura di servizio.


L’obiettivo è mantenere anche online quella sensazione di cura e attenzione che caratterizza il servizio, portando idealmente il calice fino alla tavola del cliente e aiutandolo a vivere il vino in modo semplice, consapevole e piacevole.



Da professionista del settore, come vedi oggi il mondo del vino dal punto di vista del marketing? Stiamo comunicando nel modo giusto o c’è ancora molta strada da fare?


Negli ultimi anni la comunicazione del vino è sicuramente migliorata, ma spesso resta polarizzata su due estremi. Da un lato un linguaggio molto tecnico, che rischia di escludere; dall’altro una comunicazione eccessivamente semplificata, talvolta più attenta all’impatto visivo che al contenuto.


Credo che la vera sfida sia trovare una via di mezzo: raccontare il vino in modo accessibile e coinvolgente, senza banalizzarlo, restituendo valore al lavoro umano, al territorio e alla cultura che ci sono dietro ogni bottiglia.


Un altro aspetto importante riguarda le piccole cantine a conduzione familiare. Spesso producono vini di grande qualità, ma non sempre hanno le competenze, le risorse o la fiducia necessarie per investire in comunicazione e marketing. Il risultato è che molte eccellenze restano poco conosciute. È proprio in questo spazio che sento di poter dare un contributo, aiutando a scoprire e raccontare realtà autentiche che meritano di essere valorizzate.


Se potessi dare un solo consiglio di marketing alle realtà che lavorano nel mondo del vino — piccole cantine, enoteche, professionisti — quale sarebbe?


Partire dalla propria identità. Prima di comunicare, è fondamentale sapere chi si è, cosa si fa e cosa si vuole raccontare. Nel mondo del vino, prodotto e comunicazione devono parlare la stessa lingua: non esiste un racconto efficace se non è sostenuto da una qualità reale.


Serve anche la consapevolezza che comunicare richiede tempo, costanza e investimento. Non esistono scorciatoie: la qualità, sia del vino sia del modo in cui viene raccontato, è ciò che paga nel lungo periodo. Un messaggio coerente, costruito con continuità, è l’unico capace di arrivare davvero al cuore delle persone e, di conseguenza, al loro calice.



Photo & Info credit: Stefania

www.isaporidivini.it





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Salute e alla prossima!
E non scordarti: Sii curioso e assaggia sempre qualcosa di nuovo 🍷



👋🏻 Ciao, sono Mihaela Cojocaru DipWSET

  • Autrice del libro "Metodo WINExcel" - consigli pratici per esportare i tuoi vini con successo" 


  • Ideatrice dell'associazione dei venditori di vino WINExcel Association. Diventa anche tu socio www.winexcel.net


  • Export Coach 1:1 - Il WINExcel Coaching Program nasce dalla mia esperienza ventennale nell’export, trasformata in un metodo pratico e replicabile. Durante il percorso ti guido passo passo, mentre sei tu a mettere in pratica ogni azione: posizionare la tua azienda sul mercato, creare materiali e presentazioni efficaci, definire prezzi e condizioni di vendita chiare e presentarti con sicurezza davanti agli importatori. 


  • WSET Educator  -  Sommelier AIS  - Docente export & digital marketing c/o Italian Food Academy, Adsum, ITS Puglia & Methodus Srl (Edotto) - Event Planner - Ascolta il podcast SoMe Wine e scopri interviste esclusive e seguimi su Facebook - Instagram - LinkedIn - Youtube - Email


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