Esperienze gastronomiche esclusive: come Ioana trasforma ogni cena in magia
C’è un luogo dove il cibo, il vino e le storie si incontrano in un’atmosfera unica e riservata: benvenuti a La Tavola Segreta. Nato dalla passione di Ene Ioana Anca, questo progetto trasforma ogni cena in un’esperienza intima e memorabile, dove un solo tavolo diventa il cuore di conversazioni, emozioni e degustazioni curate nei minimi dettagli.
In questo articolo, abbiamo chiesto a Ene Ioana Anca di raccontarci il suo percorso, le sue ispirazioni e i segreti dietro l’organizzazione di cene private esclusive. Dai primi passi nel mondo delle degustazioni alle attenzioni più piccole che fanno la differenza, ecco tutto quello che c’è da sapere per vivere e comprendere il fascino di La Tavola Segreta.

Come è nato il progetto La Tavola Segreta? C’è stato un momento preciso o un’intuizione che ha dato inizio al tuo percorso nel mondo delle cene private e delle degustazioni intime?
La Tavola Segreta è nata come nasce una cosa preziosa: in silenzio, dentro di me, molto prima che diventasse reale. È il mio progetto del cuore, il frutto di un desiderio che cresceva mentre studiavo per diventare sommelier e sentivo che quel percorso mi stava aprendo porte nuove. Lavoro nel ristorante di famiglia, "El Argentino" di Montaldo Scarampi (AT), e quel mondo lo amo profondamente… ma dentro di me c’era anche la voglia di creare qualcosa che parlasse davvero di me.
Non c’è stato un istante preciso, nessuna folgorazione. È stato un susseguirsi di piccole intuizioni, di momenti quasi impercettibili che però continuavano a farmi la stessa domanda: “E se provassi a fare di più? Se provassi a creare uno spazio tutto mio?”
E poi c’è un motivo molto personale: chi vive la ristorazione sa quanto poco tempo rimane per le relazioni, per gli amici, per conoscere persone nuove. Lavoriamo mentre gli altri festeggiano. E così ho sentito il bisogno — sì, anche egoistico — di creare un luogo dove poter stare insieme ad altri, condividere, ascoltare, ridere, creare connessioni vere attorno a una tavola. A febbraio 2025 quella sensazione ha preso forma nella prima cena. Non dimenticherò mai l’energia di quella serata: l’entusiasmo, la curiosità, gli sguardi delle persone che non si conoscevano e che alla fine sembravano amici da una vita. È stato in quel momento che ho capito che la Tavola Segreta non era solo un mio sogno, ma un bisogno condiviso. Da lì non mi sono più fermata.
Cosa rappresenta per te “vivere bene” e come lo traduci nel calice? È una filosofia, un rituale o una forma d’arte da condividere?
Per me vivere bene significa essere circondata da persone autentiche, che hanno davvero piacere a stare con te, che ascoltano, che condividono, che costruiscono relazioni vere. Il bene più prezioso che abbiamo è il tempo: il tempo che scegliamo di dedicare a qualcuno, il tempo che qualcuno dedica a noi. Nel calice questa idea prende forma in modo naturale.
Perché quando stiamo bene, quando ci sentiamo al posto giusto con le persone giuste, nasce spontanea la voglia di condividere: una notizia, un momento, un’emozione… e quasi sempre c’è un bicchiere di vino accanto. Il vino diventa un pretesto bellissimo per fermarsi, guardarsi negli occhi, aprirsi, celebrare. Per me vivere bene è una filosofia fatta di piccoli rituali quotidiani: scegliere con cura, assaporare lentamente, dare valore alle relazioni. E un calice di vino è proprio questo: una forma d’arte semplice, umana, da condividere con chi rende la nostra vita più piena.
Qual è l’aspetto che ami di più nell’organizzare cene segrete e su invito? Cosa ti emoziona ancora oggi, nonostante l’esperienza?
L’aspetto che amo di più nell’organizzare le Cene della Tavola Segreta è il processo stesso: preparare una tavola, pensare ai dettagli, immaginare l’atmosfera… tutto questo per me è una forma di pace. Mi rilassa, mi permette di esprimere la mia creatività e mi dà la possibilità di mettermi alla prova ogni volta. Ogni cena è una sfida nuova: voglio che la tavola sia più bella, l’accoglienza più calda, l’esperienza più curata. È un modo per crescere e superare i miei limiti attraverso qualcosa che amo. E poi c’è l’invito, una parte che mi emoziona sempre.
Sembra controcorrente, ma è vero: scelgo io le persone da invitare. Non è una questione economica, ma di energia. Voglio intorno al mio tavolo persone curiose, presenti, interessate a vivere davvero il momento. Persone che non vengono solo per mangiare, ma per esserci. Per questo il telefono si usa solo all’inizio, per fare una foto alla tavola o a un piatto: poi si spegne, perché la serata merita attenzione, non distrazioni.
Una delle cose che mi emoziona ancora oggi, nonostante l’esperienza, è il momento del discorso iniziale. Guardare gli ospiti negli occhi, dare il benvenuto, spiegare ciò che abbiamo immaginato per loro… è sempre un piccolo brivido. Perché il nostro obiettivo — mio, di mio marito Esteban e della mia migliore amica Lisa — è semplice e grande allo stesso tempo: far stare bene le persone e regalare loro ricordi che possano portare con sé molto dopo l’ultima portata.
E invece, qual è la parte più complessa o meno romantica di questo lavoro? C’è qualcosa che il pubblico spesso non immagina dietro le quinte di un evento esclusivo?
La parte più complessa — e sicuramente meno romantica — di questo lavoro è tutto ciò che accade molto prima che gli ospiti si siedano a tavola. Ogni cena richiede una ricerca continua: trovare i piatti giusti, immaginare un’atmosfera sempre nuova, creare abbinamenti esclusivi che non si trovano nel nostro ristorante e che rendano ogni serata davvero unica. È una sfida creativa che amo, ma che richiede tempo, energia e tantissima attenzione ai dettagli.
Poi c’è un aspetto ancora più umano: lavorare con mio marito. Siamo una squadra, ma abbiamo idee diverse e spesso ci scontriamo. Trovare un compromesso non è sempre semplice, e questa è una parte del lavoro che nessuno vede, ma che fa parte del processo tanto quanto il resto. Quello che il pubblico non immagina, spesso, è la quantità di lavoro nascosta dietro a un evento che appare così naturale e leggero.
Quando arrivano gli ospiti ci vedono sorridenti e tutto sembra semplice, quasi spontaneo. In realtà dietro ogni cena ci sono settimane di preparazione: studio dei piatti, prove, scelta degli ingredienti, design della tavola, inviti, menù dipinti a mano… un lavoro intenso che può essere anche stressante. Ma la verità è che quando la serata inizia, quando vedo le persone emozionarsi, rilassarsi, vivere davvero il momento, tutta la fatica scompare. Ed è lì che capisco che ne vale sempre lo sforzo.
Quando progetti una cena intima, a cosa presti maggiore attenzione? Cibo, vino, atmosfera, selezione degli ospiti o equilibrio tra tutti questi elementi?
Quando progetto una cena della Tavola Segreta, presto attenzione a tutto. Chi lavora con me lo sa: sono perfezionista, e ogni dettaglio — dal piatto alla luce, dal calice alla musica — deve avere un senso. Non perché cerchi la perfezione, ma perché voglio dare il meglio di me a ogni ospite. Cibo, vino, selezione degli invitati… tutto deve essere in equilibrio. Però, se c’è un elemento che considero davvero fondamentale, è l’atmosfera.
Mi interessa capire come si sentirà l’ospite durante la cena, e soprattutto come tornerà a casa: leggero, accolto, arricchito. Una cosa a cui tengo moltissimo è far sentire tutti a proprio agio. Le mie cene non sono lezioni: non bisogna “sapere” di vino o di abbinamenti per partecipare. Io incoraggio sempre a commentare, ad ascoltare, a condividere sensazioni, perché la parte tecnica può arrivare solo fino a un certo punto. Poi entra in gioco la parte più bella: quella soggettiva, personale, emotiva. Per questo dico che sì, serve equilibrio tra tutti gli aspetti… ma la magia nasce soprattutto dall’atmosfera che riesco a creare attorno a quella tavola.
Quanto conta la scelta degli ospiti in un’esperienza a “tavolo unico”? Pensi che l’energia delle persone sedute insieme faccia davvero la differenza?
Per me la scelta degli ospiti conta tantissimo. L’energia delle persone sedute attorno a un’unica tavola può elevare un’esperienza o, al contrario, appesantirla. Se qualcuno arriva carico di stress, nervosismo o con una giornata difficile alle spalle, è naturale che faccia più fatica ad apprezzare il cibo, il vino o anche solo la magia del momento.
Ma proprio per questo le Cene della Tavola Segreta esistono: per distogliere lo sguardo dalla routine e regalare una parentesi di bellezza. Di solito gli ospiti che scelgo hanno già una buona energia di base, un’eleganza emotiva che si nota subito. E il mio obiettivo è chiaro: far sì che, una volta seduti alla mia tavola, possano alleggerirsi, respirare, dimenticare la giornata e lasciarsi andare. Sì, l’energia fa davvero la differenza.
Una tavola con persone positive, curiose e presenti diventa un luogo speciale, dove tutto scorre con naturalezza e la serata prende vita da sé. Ma credo anche un’altra cosa: se qualcuno arriva un po’ giù di morale, la nostra atmosfera — la mia, quella di mio marito e degli altri ospiti — ha la forza di sollevarlo. E quando succede, è uno dei momenti più belli di tutto il progetto.
Il vino racconta sempre una storia: cosa cerchi in una bottiglia da portare in tavola? Emozione, territorio, memoria, sorpresa?
È vero, il vino racconta sempre una storia. E quando scelgo una bottiglia da portare in tavola, non guardo soltanto il territorio o lo stile: cerco prima di tutto l’umanità che c’è dietro. So che può sembrare controcorrente, ma per me è fondamentale. Dietro ogni vino c’è una persona, un produttore, una famiglia, una visione. E io riesco a portare un vino alle mie Cene della Tavola Segreta solo se sento una sintonia autentica con chi lo crea.
La parte umana per me vale quanto — se non più — della parte tecnica. Collaborare con persone disponibili, gentili, appassionate rende tutto più vero. Non promuovo vini che non sento miei, né vini che non rispecchiano questa connessione. E neppure li promuovo sui social: devo crederci davvero. Poi arriva l’emozione. Il vino deve parlarmi: attraverso il territorio, attraverso il lavoro di chi lo ha fatto, attraverso quella sincerità che si percepisce appena lo assaggi.
Cerco bottiglie che siano autentiche, che non “recitino” ma che si mostrino per ciò che sono. Vini capaci di sorprendere con eleganza, di accogliere l’ospite e di accompagnare la serata senza sovrastarla. In sintesi, cerco vini che facciano quello che faccio anch’io con la mia tavola: raccontare una storia vera, creare emozione, e mantenere intatta la loro autenticità.
Quali errori si dovrebbero assolutamente evitare quando si organizza un evento privato? C’è un dettaglio che spesso viene sottovalutato ma è fondamentale?
Quando si organizza un evento privato, ci sono alcuni errori che bisognerebbe assolutamente evitare. Il primo, e forse il più comune, è quello di mettersi su un piedistallo. Mi capita spesso, partecipando ad altre cene o degustazioni, di percepire chi conduce l’evento come se volesse dimostrare di sapere più di tutti. Non lo dico per criticare qualcuno in particolare, ma perché credo davvero che questo atteggiamento rovini l’esperienza. In un evento privato — dove il numero di ospiti è ristretto e l’atmosfera è intima — il ruolo di chi organizza non è “insegnare” o mostrarsi superiore, ma accogliere, ascoltare e accompagnare la serata con umiltà.
Bisogna essere disponibili anche alla critica costruttiva, alle opinioni diverse, alle sensibilità di chi si ha davanti. Un altro errore da evitare è rimanere intrappolati nella logica del “ha funzionato una volta, funzionerà sempre così”. Un evento privato deve sorprendere: nel menù, nei vini, nella tavola, nell’atmosfera. Ripetere la stessa formula rischia di spegnere la magia.
Ed è proprio qui che arriva il dettaglio più importante, quello che spesso viene sottovalutato: la capacità di rinnovarsi continuamente. Rinnovarsi nel pensiero, nel gusto, nelle idee, negli abbinamenti. Rinnovarsi per rispetto dell’ospite, ma anche per rispetto del progetto. Perché solo così ogni serata può rimanere viva, autentica e davvero unica.
Che consigli daresti a chi sogna di organizzare la “cena perfetta”? Dal primo invito all’ultimo brindisi, quali sono gli elementi imprescindibili?
A chi sogna di organizzare la cena perfetta, il primo consiglio che darei è semplice: credici davvero. Un’idea rimane un sogno finché non inizi a darle forma. Io sono molto pragmatica: quando ho un’intuizione, la metto subito in pratica. Al massimo non funzionerà… ma almeno ho provato. Quindi il primo passo è iniziare: lasciarsi ispirare, leggere, osservare, capire che tipo di esperienza si vuole creare. È così che arrivano le idee più belle. Gli elementi imprescindibili?
Prima di tutto la qualità — meglio poca ma fatta bene — dall’invito alla scrittura del menù, dalla cura dei piatti alla scelta dei vini. Ogni dettaglio comunica qualcosa, ogni scelta racconta l’attenzione che hai per chi siederà alla tua tavola. E poi c’è la parte che considero più importante di tutte: l’aspetto umano. Le persone non vengono a un evento privato per imparare qualcosa o per “fare numero”. Vengono per rilassarsi, per sentirsi accolte, per vivere un momento diverso dalla quotidianità.
L’atmosfera è tutto: la luce, il tono della voce, la vicinanza, il calore. È ciò che trasforma una cena in un ricordo. Serve anche attenzione per gli abbinamenti, per il ritmo della serata, per le energie delle persone presenti. E sì, lo riconosco: do priorità agli ospiti che tornano, a quelli che dimostrano interesse sincero. Perché so che apprezzano davvero ciò che facciamo, e creare qualcosa che li renda felici dà felicità anche a me. In fondo, la cena perfetta nasce così: credenza nel proprio sogno, cura nei dettagli, e un cuore che sa mettere al centro le persone.
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Photo & info: Ioana
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Salute e alla prossima!
E non scordarti: Sii curioso e assaggia sempre qualcosa di nuovo 🍷
👋🏻 Ciao, sono Mihaela Cojocaru DipWSET | Autrice del libro "Metodo WINExcel" - consigli pratici per esportare i tuoi vini con successo" - Export Coaching 1:1 - WSET Educator - Sommelier AIS - Docente export & digital marketing c/o Italian Food Academy, Adsum, ITS Puglia & Methodus Srl (Edotto) - Event Planner
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