Dal fine dining Michelin alla formazione WSET: la visione contemporanea di Immacolata Mauro sul mondo del vino
C’è chi arriva al vino per curiosità, chi per caso, e poi c’è chi al vino sceglie di dedicare un intero percorso di vita. Immacolata Mauro appartiene a quest’ultima categoria: una professionista che ha costruito il proprio percorso unendo studio rigoroso, esperienza internazionale e una volontà costante di crescere.
Dalla formazione come Sommelier AIS al conseguimento del DipWSET, dalle responsabilità di Head Sommelier in un ristorante due stelle Michelin al Master in Food & Beverage, fino ai tre anni trascorsi a Londra, una delle capitali mondiali del gusto: Immacolata ha trasformato ogni tappa del suo percorso in un tassello di un progetto più grande, diventare una voce autorevole e contemporanea nel mondo del vino.

Oggi porta avanti questa missione attraverso Megliodibere, il progetto e canale digitale che ha fondato per condividere conoscenza, consigli e contenuti pensati per appassionati e studenti WSET, fino alla nuova piattaforma che sta creando per supportare chi affronta i livelli più impegnativi dei percorsi internazionali.
Il suo stile è chiaro, diretto, concreto: niente fronzoli, tanta sostanza. Perché per Immacolata il vino non è un linguaggio per pochi, ma un patrimonio che si può — e si deve — raccontare con competenza e semplicità.
In questa intervista ripercorriamo la sua storia, il suo metodo e le sue sfide, scoprendo come si costruisce una carriera nel vino basata sulla professionalità, sulla formazione continua e sulla voglia di condividere.
Come è iniziato il tuo viaggio nel mondo del vino e quale passaggio è stato decisivo nel trasformare la tua passione in un percorso professionale strutturato?
Ho frequentato la scuola alberghiera, ma il vino non mi piaceva. Proprio perché non accettavo l’idea di avere una debolezza così grande, chiesi al mio professore di partecipare al concorso AIS Junior in Campania, la mia regione d’origine. Mi classificai seconda e vinsi un anno di corso. Aspettai poi di avere la maggiore età per poter iniziare quel percorso.
Fino ad allora non avevo ancora trovato un vino che mi piacesse davvero, ma lo studio mi aveva già avvicinata a quel mondo. Il vero passaggio decisivo, però, fu il viaggio a Londra: lì il vino è un altro pianeta. I sommelier godono di una reputazione completamente diversa e, per la prima volta, compresi davvero il valore del vino.
Hai un background ricchissimo: sommelier AIS, Master in Food & Beverage, esperienza Michelin. Come si intrecciano queste competenze nel tuo modo di vivere e raccontare il vino oggi?
L’AIS mi ha fatto conoscere il vino e gliene sarò sempre grata. Mi ha insegnato che il vino non è soltanto una professione legata al servizio, ma una passione da coltivare. Mi ha anche fatto capire che c’era molto di più da apprendere e che il solo diploma non sarebbe bastato: è stato il mio primo passo verso il riconoscimento del “non sapere”.
Il Master mi ha dato gli strumenti per leggere i numeri e trasformarli in decisioni concrete, competenze che oggi utilizzo quotidianamente. Comprendere la logica che guida gli acquisti e il ruolo del vino all’interno di una struttura complessa come un albergo è fondamentale per crescere e dimostrare il proprio valore.
L’esperienza sul campo, poi, mi ha mostrato quanto queste competenze possano elevare la nostra figura professionale, permettendoci di dialogare con persone che, nella vita, possono avere tutto. Ma c’è qualcosa che nessun privilegio può replicare: le storie che viviamo attraverso i produttori. Quelle sono uniche, irripetibili e rappresentano un valore infinito.
L’esperienza a Londra ha influenzato molto la tua visione del settore: cosa ti ha insegnato lavorare in una delle capitali mondiali della ristorazione?
Mi ha insegnato che essere un pesce piccolo in un grande acquario come Londra ti permette di stare accanto a grandi figure del vino, persone dalle quali puoi soltanto imparare. Londra mi ha fatto capire che il vino è condivisione: non è gelosia, non è giudizio, ma apertura e scoperta continua.
Nella città che non dorme mai il vino ha un sapore diverso. Dal Piemonte a Cape Town, dall’Oregon a Mendoza: a Londra trovi vini che puoi trovare solo lì, e con i colleghi giusti c’è sempre un posto dove condividere un bicchiere con chi ama il vino quanto te.
Londra mi ha insegnato anche quanto sia prezioso e tutt’altro che scontato avere una vigna a meno di un’ora d’auto. Le distanze, i tempi, persino i giorni, lì scorrono in modo diverso.
E poi ci sono gli ospiti internazionali, gli stessi che oggi riconosco nel mio lavoro quotidiano: persone capaci di insegnarti molto più di quanto immaginino. A Londra, un sommelier è come un bambino in un negozio di caramelle: ovunque si volti, trova meraviglia.
Quali differenze hai notato tra il modo di comunicare il vino in Italia e quello nei paesi anglosassoni?
In Italia, la comunicazione nel mondo del vino tende talvolta a concentrarsi su prospettive interne al settore, e questo può limitare il confronto. Non perché manchino professionisti preparati, anzi, ce ne sono molti, ma perché spesso hanno meno spazio per esprimersi, lasciando il racconto del vino a chi lo conosce principalmente da un solo punto di vista. Quando il contenuto è ridotto, il rischio di una comunicazione poco sfaccettata diventa più alto, e si rischia di essere autoreferenziali.
In Inghilterra, invece, la presenza di un numero molto ampio di professionisti e una forte cultura del confronto rendono naturale mantenere uno standard comunicativo elevato. Lì, la comunicazione è strettamente legata alla vendita e riconosce immediatamente il valore della preparazione: più cresce la competenza, più cresce anche la qualità del dialogo.
In Italia il potenziale è enorme, e credo che una comunicazione più aperta e condivisa possa valorizzare ancora di più chi lavora con serietà e profondità nel mondo del vino.
Megliodibere è diventato un punto di riferimento online per wine lovers e studenti: com’è nato questo progetto e qual è la sua missione?
Non so se possiamo definirci un punto di riferimento; so però che dedichiamo gran parte del nostro tempo libero a questo progetto, facendo il possibile per contribuire a innalzare il livello della comunicazione sul vino. La nostra missione è semplice: condividere ciò che sappiamo con chi desidera ascoltarci, creando uno spazio in cui la competenza possa crescere insieme alla curiosità.
Nei prossimi dieci anni il nostro desiderio più grande è vedere sempre più persone capaci di raccontare il vino con consapevolezza, portando avanti insieme le storie di chi ha sfidato tutto per poter produrre un vino che valesse la pena condividere.
Per noi il vino è la capacità di comunicare concetti complessi in modo semplice, senza mai sminuirne il valore né scadere nel banale. È trovare le parole giuste per raccontare ciò che spesso rimane taciuto: il lavoro, i sacrifici, le scelte, le rinunce e i sogni che stanno dietro ogni bottiglia.
È questo il tipo di comunicazione che vogliamo continuare a costruire accessibile ma profonda, chiara ma mai superficiale perché è così che si rende giustizia al vino e a chi lo crea. Parlo al plurale perché meglio di bere nasce insieme a Paolo, senza il quale non avrei mai trovato il coraggio di usare la mia voce.
Gestisci un blog, un canale YouTube, un profilo Instagram e collabori con Superprof: come riesci a unire divulgazione, formazione e intrattenimento?
Con tanta fatica, riuscire a fare tutto è impossibile. È per questo che il contributo di Paolo è fondamentale: mi supporta e si occupa insieme della pubblicazione su YouTube e gestione dei profili social. Stiamo cercando un equilibrio che ci permetta di lavorare al meglio, dividendo i compiti in modo naturale.
Organizzazione è la parola chiave, anche se Paolo ha un approccio diverso dal mio, ma forse è proprio questo a far funzionare le cose: la mia necessità di programmare non soffoca la nostra creatività, e la sua spontaneità dà respiro al progetto. Ci aiutiamo a vicenda e, in qualche modo, riusciamo sempre a trovare la nostra strada.
Stai lavorando a una piattaforma dedicata agli studenti WSET: quali bisogni hai intercettato e cosa offrirà di diverso rispetto alle risorse già esistenti?
Il WSET è un percorso che si intraprende generalmente in età adulta, quando la vita è già piena di impegni il lavoro, soprattutto e trovare il tempo per studiare diventa una delle sfide più grandi. Da studentessa cercavo qualsiasi strumento che mi permettesse di recuperare tempo: flashcard, videolezioni, riassunti… ma spesso queste soluzioni finivano per sottrarre ancora più energie e, nei momenti di stanchezza, mi facevano perdere concentrazione.
È proprio per questo che, utilizzando tutti gli appunti raccolti in questi anni, sto creando una piattaforma che dia valore sia al tempo che ho dedicato allo studio sia a quello di chi oggi si avvicina a questo percorso. Molto spesso, infatti, durante le lezioni si perdono dei pezzi: alcune cose vengono date per scontate, altre non vengono approfondite, e restano zone d’ombra che rendono lo studio più difficile del necessario.
Per questo credo che uno strumento che integri i testi ufficiali con la mia esperienza possa essere davvero utile e trovare il suo spazio. Cosa porta di diverso? La visione di chi tutti gli esami li ha affrontati e superati, e ha riorganizzato i contenuti in modo che non ci siano “buchi neri” durante la preparazione.
Un vero strumento di revisione e confronto, disponibile on demand.
Dal tuo lavoro in ristoranti premiati dalla guida Michelin e dai diplomi AIS e WSET, qual è la lezione più preziosa che cerchi di trasmettere ai tuoi studenti?
Mai cercare scorciatoie: prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. Nello studio e nel lavoro arriva sempre il momento in cui dobbiamo affrontare una sfida, e se hai saltato qualche passaggio te ne accorgi subito. Le cose hanno bisogno di tempo per maturare, e correre non aiuta: anzi, ti ancora a una sensazione di mancanza, anche quando non ti manca nulla.Ogni cosa ha il suo tempo. Accetta di fallire, di sbagliare, di ricominciare. È da lì che si risorge, sempre.
Da wine educator e professionista F&B, qual è la sfida più grande nel trasformare concetti complessi in strumenti utili e immediatamente applicabili?
Non mi definirei una wine educator: mi sento più una studentessa per sempre, qualcuno che continua a studiare insieme agli altri. I concetti diventano complessi quando cerchiamo una definizione senza aver davvero compreso ciò che c’è dietro. Se hai capito davvero qualcosa, puoi spiegarla con parole semplici; se non riesci, forse non l’hai compresa fino in fondo.
Nel lavoro basta guardare ai risultati: se arrivano, probabilmente stai andando nella direzione giusta. Ma una cosa è fondamentale: non pretendere che tutti abbiano la tua stessa conoscenza o il tuo stesso linguaggio. Quello che sai è frutto di anni di studio che non tutti hanno affrontato, e per questo non bisogna mai dare nulla per scontato.
Per farti comprendere davvero devi conoscere le persone a cui ti rivolgi, capire il loro punto di partenza e trovare il modo più chiaro ed efficace per spiegarti. È lì che la comunicazione diventa autentica.
Un consiglio per chi sogna una carriera nel vino o nella ristorazione d’eccellenza: da dove iniziare e cosa non dimenticare mai?
Inizia dal gusto: sviluppalo, allenalo. Mangia, esplora ristoranti, investi nella tua formazione e non smettere mai di essere curioso. Fai domande, informati, chiedi sempre a chi ne sa più di te. In ogni stanza individua la persona più competente e lasciati ispirare: ascolta più di quanto parli.
E non dimenticare mai che è solo un lavoro. Non salviamo vite: contribuiamo alla gioia. Il nostro ruolo è essere parte di un momento che, per qualcuno, diventerà un ricordo.
Photo & info: Immacolata
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Salute e alla prossima!
E non scordarti: Sii curioso e assaggia sempre qualcosa di nuovo 🍷
👋🏻 Ciao, sono Mihaela Cojocaru DipWSET | Autrice del libro "Metodo WINExcel" - consigli pratici per esportare i tuoi vini con successo" - Export Coaching 1:1 - WSET Educator - Sommelier AIS - Docente export & digital marketing c/o Italian Food Academy, Adsum, ITS Puglia & Methodus Srl (Edotto) - Event Planner
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