Blind tasting, wine club e corsi innovativi: il metodo divertente di Emanuela per scoprire il vino
In un universo del vino spesso raccontato con toni tecnici, rigidità e un linguaggio che può intimorire i neofiti, Emanuela Pacifico porta una ventata d’aria fresca. Sommelière formata WSET (Livello 3) e divulgatrice appassionata, ha scelto Lugano come palcoscenico per condividere un nuovo modo di vivere il vino: più umano, più giocoso, più autentico.
Le sue esperienze — dal Blind Tasting ai wine party privati, dagli eventi aziendali ai suoi corsi Wine ABC e Wine World Tour — nascono dal desiderio di avvicinare le persone al vino senza ansia da prestazione, trasformando il calice in un invito alla scoperta. Con un approccio inclusivo e coinvolgente, Emanuela accompagna chiunque voglia imparare a leggere una carta vini, scegliere una bottiglia con sicurezza o emozionarsi davanti a un vitigno sconosciuto.

Il suo Wine Club di Lugano è diventato un punto di riferimento per chi cerca esperienze sensoriali che uniscono gioco, conoscenza e socialità. Perché, per lei, il vino non è mai noioso: è storia, natura, cultura, lavoro — e soprattutto condivisione.
In questa intervista, Emanuela ci porta dietro le quinte del suo metodo, della sua visione e della sua missione: rendere il vino accessibile, vivo e sorprendente, un sorso alla volta.
- Come è nato il tuo percorso nel mondo del vino e cosa ti ha portata a trasformarlo in un vero progetto professionale?
Nella mia vita precedente lavoravo per multinazionali nel settore del Fashion, una vita scandita da ritmi serrati e viaggi in tutto il mondo. Complice l’arrivo dei miei due figli ho deciso di intraprendere un’attività che mi tenesse più ancorata al territorio e così ho cercato quale tra le mie passioni potesse diventare un lavoro.
Ho scelto il vino e così da appassionata sono diventata professionista ottenendo i livelli 2 e 3 del WSET. Nel nuovo anno mi candiderò al diploma perché credo che non si debba mai smettere di formarsi, tanto più in un mondo così in evoluzione.
- Vivi a Lugano: in che modo il contesto svizzero influenza il tuo approccio alla divulgazione e alle esperienze che crei?
Ho vissuto per diversi anni a Zurigo e solo 3anni fa mi sono spostata a Lugano. Direi che più che il contesto svizzero in generale quello che condiziona a Lugano è proprio il contesto ticinese, terra bellissima ma una realtà sicuramente meno internazionale rispetto ad altre città del nord.
Ho cominciato a proporre delle esperienze diverse e a divulgare in maniera fresca perché io per prima non riuscivo a trovare nulla di simile in questa regione. Vorrei essere la soluzione a chi vuole approcciarsi al vino in modo diverso dal solito. La risposta a quello che non ho trovato io tempo fa.
- Cosa significa per te “raccontare il vino in modo nuovo” e cosa rende il tuo stile diverso dai percorsi più tecnici e tradizionali?
Inutile continuare a negarlo il mondo del vino si sta evolvendo e ancor prima si sta evolvendo il mondo dei consumatori di vino. Questo mondo ha vissuto di “rendita” per diversi decenni ma ora è giunto il momento di modernizzarsi. Innanzitutto nell’approccio alle nuove generazioni tramite un linguaggio più accessibile e fresco.
Successivamente pensare al fatto che i consumatori non si accontentano più del prodotto, vogliono l’esperienza. La storia che c’è dietro. Vogliono sentirsi parte di qualcosa e questo è quello che gli lascio fare durante le mie degustazioni. I partecipanti non sono spettatori ma attivi e interattivi.
- Il Blind Tasting è una delle tue attività più richieste: cosa affascina le persone del degustare “alla cieca”?
In un mondo pieno di etichette blasonate e marketing aggressivo siamo tutti pieni di bias cognitivi. Eliminare questi vuol dire essere in grado di godere appieno dell’esperienza senza distrazioni. Lasciare che sia il contenuto della bottiglia a parlare, non quello che c’è fuori. Io lo faccio per tenermi allenata, i clienti lo scelgono per sentirsi liberi.
- Come costruisci un’esperienza personalizzata per coppie, gruppi di amici o aziende? Da dove nasce la magia su misura?
È sicuramente una delle parti più interessanti del mio lavoro, costruire l’esperienza su misura. Mi permette di entrare in sintonia con chi ho davanti scoprendo i gusti, le attitudini, i desideri. Da li parte la magia, chi entra in Atelier deve uscire arricchito. Questa è la mia mission e lo faccio studiando con attenzione cosa posso offrire, come posso farlo e in che modo posso andare oltre gli schemi.
- Il tuo Wine ABC è pensato per chi parte da zero: quali sono gli ostacoli più comuni che percepisci nei principianti e come li superi?
Uno degli ostacoli più grandi di chi non ha una formazione nel vino è quello di navigare nel mare di etichette che si trovano non solo in grande distribuzione ma anche al ristorante. In Wine ABC do gli strumenti essenziali per riconoscere un vino dall’etichetta, eventualmente valutare se difettoso e comprendere come poterlo abbinare. Tutto questo avviene tramite esercizi pratici dove i partecipanti, come mio solito, sono al centro.
- Con il Wine World Tour accompagni le persone in un viaggio internazionale: qual è il vitigno che sorprende di più gli allievi e perché?
Tra i vitigni probabilmente il Pinotage, in quanto autoctono del Sudafrica, raramente arriva da queste parti. Ma ancor più dei vitigni, a sorprendere sono le tecniche di vinificazione: ad esempio suscitano sempre grande interesse gli Orange Wines. Sono ancora poco conosciuti e distribuiti in Ticino e così, alcuni di loro, di rado li hanno già assaggiati.
- Quanto conta, secondo te, rendere il vino accessibile e meno “intimidatorio”? La semplicità può convivere con la competenza?
Assolutamente si, può e deve convivere. Anzi, più si è competenti, più si sarà in grado di spiegare questo mondo con parole semplici. Un po’ come per qualsiasi altra materia, ci vuole entusiasmo e creatività, oltre che competenza.
- Come wine communicator, qual è secondo te la sfida più grande nel raccontare il vino oggi in modo chiaro, inclusivo e coinvolgente?
Devo ammettere che in questo momento si rischia di scambiare la figura del Wine Communicator con un influencer di vino. Ecco, questo non va bene perché chi fa comunicazione nel mondo del vino ha la responsabilità di far arrivare delle informazioni realistiche e non influenzate da collaborazioni. Mio personalissimo punto di vista.
Photo & info: Emanuela
________________
Salute e alla prossima!
E non scordarti: Sii curioso e assaggia sempre qualcosa di nuovo 🍷
👋🏻 Ciao, sono Mihaela Cojocaru DipWSET | Autrice del libro "Metodo WINExcel" - consigli pratici per esportare i tuoi vini con successo" - Export Coaching 1:1 - WSET Educator - Sommelier AIS - Docente export & digital marketing c/o Italian Food Academy, Adsum, ITS Puglia & Methodus Srl (Edotto) - Event Planner
Ascolta il podcast SoMe Wine e scopri interviste esclusive
Seguimi su Facebook - Instagram - LinkedIn - Youtube - Email








