Vino, lusso e visione: Alberto Ghezzi - quando la passione per il vino e hospitality diventa arte imprenditoriale

Mihaela Cojocaru • 9 settembre 2025

Alla scoperta dell’arte dell’ospitalità di lusso e l’innovazione nel mondo del vino con Alberto Ghezzi


Quando si parla di eccellenza nella ristorazione di lusso e nella curatela di esperienze enogastronomiche esclusive, il nome di Alberto Ghezzi emerge come punto di riferimento. Imprenditore, esperto di hospitality e innovatore nel settore degli investimenti vinicoli, Alberto ha costruito la sua carriera unendo passione, visione strategica e una profonda conoscenza del mercato.


Co-Fondatore di Lucciola NYC, raffinato ristorante dedicato alla cucina autentica dell’Emilia-Romagna guidato dalla creatività dell’amico e socio Executive Chef Michele Casadei Massari, Alberto e Michele sono riusciti a creare un luogo dove la tradizione italiana incontra l'eleganza contemporanea. Oltre alla gestione ristorativa, la sua attività si estende anche alla consulenza finanziaria come Fractional CFO per startup ambiziose, dimostrando una capacità unica di coniugare creatività, business e crescita sostenibile.


In questa intervista, esploriamo il suo percorso, le strategie vincenti che applica nella selezione dei vini e nella gestione del team, il rapporto con la clientela internazionale e la sua visione per il futuro del mondo dell'hospitality di lusso.


Alberto, ci racconti il tuo percorso personale e professionale? Come sei arrivato ad aprire un ristorante di lusso come Lucciola NYC? 

Sono arrivato a New York nel 2009, quando l’espresso era all’inizio come la pizza autentica, gli aggregatori di delivery stavano nascendo, e il mercato era molto diverso da oggi. Il progetto, che si è evoluto nel tempo in maniera organica, ha sempre mantenuto gli stessi valori fondamentali: autenticità, qualità, creatività, innovazione e una grande determinazione. Il mio background nasce dal mondo dello sport, dove ho imparato l’importanza del lavoro di squadra, dell’equilibrio, della competizione e della disciplina. La ristorazione e l’hospitality sono state una naturale estensione e amplificazione di questi insegnamenti, guidate da una profonda passione per il cibo e il vino. 

La nostra prima esperienza a New York è stata la creazione di una piccola catena di bistrò italiani e una divisione catering. Questo ci ha permesso di uscire dalle mura del ristorante e collaborare con diversi brand, portando le nostre esperienze di catering direttamente all’interno dei punti vendita. Lavorare al fianco dei brand ci ha spinto costantemente a fare ricerca e sviluppo, fino alla nascita di Lucciola, dove abbiamo riversato tutta la crescita maturata negli anni. Oggi Lucciola è il nostro hub di sviluppo continuo, un laboratorio di idee e innovazione. Siamo orgogliosi dei riconoscimenti ottenuti: premiata dalla NY Restaurant Association come miglior ristorante italiano di NYC, due bicchieri Wine Spectator, premio Villa Sandi come miglior wine list contemporanea di New York e due forchette Gambero Rosso.


Qual è stata la principale ispirazione dietro il concept di Lucciola? Cosa volevi trasmettere attraverso questo progetto? 

Lucciola nasce dalla volontà di creare il ristorante che avremmo voluto trovare noi stessi: un luogo dove sentirsi a casa, ma al tempo stesso vivere un’esperienza unica e di alto livello. Un ambiente intimo dove l’eccellenza della materia prima e una grande selezione di vini sono al centro di tutto.


Quali credi siano i tuoi punti di forza come imprenditore nel settore della ristorazione di lusso? 

Resilienza, esperienza, curiosità, organizzazione, capacita di ascoltare.


Quanto è importante per te il team nella gestione di un ristorante come Lucciola? Come scegli i tuoi collaboratori? 

Fondamentale. Il team è tutto. È una famiglia che scegli, cresci e costruisci giorno dopo giorno: è il vero motivo per cui Lucciola è arrivata dove si trova oggi. Abbiamo una retention dello staff superiore al 90%, un dato molto alto per il mercato USA. Siamo un piccolo gruppo di 13 persone, dove ognuno è fondamentale e coinvolto non solo nel servizio, ma anche nella ricerca e nella formazione. 

Incoraggiamo costantemente lo staff a partecipare a training e degustazioni, offriamo corsi di formazione, e puntiamo a responsabilizzare ogni membro. Non imponiamo limiti, al contrario: lasciamo spazio e autonomia per coltivare e sviluppare i talenti individuali.


Come viene curata la selezione dei vini nella carta di Lucciola? Qual è il criterio principale che segui nella scelta delle etichette? 

La carta dei vini di Lucciola è cresciuta e continua a svilupparsi in modo organico. All’inizio ci siamo concentrati su una crescita orizzontale, applicando la strategia del “build-in category”, per poi approfondire in verticale. Oggi continuiamo a investire e crescere, pur essendo piccoli e con uno spazio limitato (il che, a New York, ha un costo elevato). Con oltre 1.500 etichette in casa, ci concentriamo su vini con potenziale di invecchiamento: non abbiamo la pressione di dover ruotare rapidamente le bottiglie, ma puntiamo a mantenere una selezione curata e ampia. 

Oltre ai nomi più noti, proponiamo piccole realtà eccellenti ma meno mainstream, offrendo al cliente la possibilità di scoprire etichette di difficile reperibilità nel mercato retail, spesso a prezzi molto interessanti. Questo genera valore aggiunto per il cliente. Per noi, il “value for money” è fondamentale.


Quanto i tuoi clienti conoscono e apprezzano i vini italiani? Noti differenze tra diverse nazionalità o target? 

I nostri clienti appartengono al mondo dei dirigenti, manager, business luxury, creativi e imprenditori dinamici. Lucciola attrae una clientela alto spendente, curiosa, viaggiatrice, collezionista di vini importanti e wine enthusiast.


Il tuo approccio unisce tradizione ed innovazione. Quali strategie utilizzi per valorizzare e vendere di più i vini all’interno del ristorante? 

Abbiamo fatto una scelta radicale ma vincente: eliminare il wine by the glass. Offriamo solo bottiglie e wine pairings. I pairing vengono aggiornati su base settimanale o mensile, scegliendo i vini in base a ciò che ci appassiona e agli abbinamenti preferiti dal nostro team con i piatti del tasting menu. 

Questo approccio ha contribuito a far crescere lo staff, perché promuovono ciò che apprezzano in prima persona. Per le bottiglie, definiamo fasce di prezzo su cui spingere in base alla stagionalità e all’origine dei piatti, creando abbinamenti mirati al terroir. Per le bottiglie più importanti, invece, spesso sono i clienti stessi a sapere già cosa desiderano. Attualmente il 34% delle nostre vendite è legato al vino, un dato significativo che intendiamo continuare a far crescere.


Guardando al futuro, quali sono i tuoi prossimi progetti o sogni che vorresti realizzare? 

Due anni fa abbiamo creato il nostro wine club all’interno di Lucciola, e sta funzionando molto bene. Organizziamo 10-12 cene l’anno con produttori ospiti, durante le quali Michele crea tasting menu unici, mai replicati, per offrire un’esperienza ancora più esclusiva. 

Stiamo lavorando per sviluppare il wine club anche off-premises, portando l’esperienza fuori dalle mura del ristorante e scalando il progetto. Il mio obiettivo è consolidare sempre di più la presenza di Lucciola nel mondo dell’hospitality di lusso e aiutare cantine e consorzi italiani a posizionarsi al meglio su questo mercato. Vedo grandi opportunità per valorizzare i brand italiani, lavorando insieme per raggiungere il massimo potenziale.


Photo credit: Alberto




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Salute e alla prossima!
E non scordarti: Sii curioso e assaggia sempre qualcosa di nuovo 🍷


👋🏻 Ciao, sono Mihaela Cojocaru DipWSET | Autrice del libro "Metodo WINExcel" | Export Coach | Wine Broker | WSET Educator | Docente export & digital marketing c/o Italian Food Academy & Methodus Srl (Edotto) | Event Planner | Host “SoMe Wine” Podcast🎙️


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