Dal terroir italiano alle Seychelles: come viene percepito il nostro vino

Mihaela Cojocaru • 15 settembre 2025

Le Seychelles evocano immediatamente immagini di mare cristallino, spiagge bianchissime e lusso esclusivo. Ma oltre al fascino naturalistico, queste isole rappresentano anche un contesto interessante per osservare come il vino – e in particolare quello italiano – venga percepito e apprezzato in un mercato fortemente legato al turismo internazionale.

Al Constance Lemuria, uno dei resort più prestigiosi dell’arcipelago, lavora Alessandro Sgariglia, Assistant Head Sommelier, che ogni giorno accompagna ospiti provenienti da ogni parte del mondo alla scoperta di etichette e abbinamenti sorprendenti.


Ho voluto esplorare con lui non solo la percezione del vino italiano alle Seychelles, ma anche le differenze tra consumatori locali e turisti, le curiosità negli abbinamenti con la cucina creola e le opportunità – oltre alle sfide – per le cantine italiane che vogliono guardare a questo mercato lontano ma affascinante.



Alessandro, raccontaci come hai iniziato la tua carriera nel mondo del vino e cosa ti ha portato fino alle Seychelles al Constance Lemuria?

Sono stato trascinato dalla corrente. Ho sempre adorato i locali, i bar, i pub - essere circondato da storie e da persone. Il vino è arrivato dopo, insieme ad una ragazza che arrivava dall’altro lato del mondo e la sua ossessione per i viaggi.


Ho iniziato a studiarlo, a scoprire i luoghi dove si faceva, e a conoscere le persone che stanno dietro alle etichette. Mi sono appassionato lentamente, inesorabilmente, e sono diventato Sommelier. Ma volevo fare questo lavoro viaggiando, nello stesso modo in cui me ne ero innamorato. E cosi’ sono atterrato a Praslin.



Come vengono percepiti i vini italiani alle Seychelles? C’è consapevolezza delle diverse regioni e denominazioni o prevale l’immagine generale del “Made in Italy”?

La maggior parte della clientela con cui sono a contatto viene dall’Europa, quindi esiste una consapevolezza generale del vino italiano. Ma difficile che conoscano qualcosa fuori dal Veneto, dal Piemonte, o dalla Toscana.


Nonostante qualcuno viaggi in Italia regolarmente ed abbia una discreta conoscenza turistica e culturale del nostro paese, non si ha una associazione diretta regione/vino. Piuttosto, riscontro un maggiore apprezzamento del rapporto qualità/prezzo.



Quali sono i vini italiani che riscuotono più successo tra i clienti del Constance Lemuria? Ci sono denominazioni o tipologie particolarmente richieste?

La medaglia d’oro per volumi di consumo sicuramente va al Gavi di Gavi, al Pinot Grigio. L’Etna Bianco, a sorpresa, viaggia quasi alla stessa velocità per via di un trend verso vini sapidi e asciutti, ma va fatto conoscere. Poi ci sono i grandi nomi, specialmente nella zona di Bolgheri.



Noti differenze nel modo di approcciarsi al vino tra consumatori locali e turisti?

Non esiste quasi per niente consumo locale. C’e una piccola elite borghese seychelloise, di estrazione europea che beve champagne agli eventi e ama i rossi concentrati. Curiosamente, sono molto popolari, tra i consumatori occasionali, vini con un leggero residuo zuccherino: Tokai, Coteaux du Layon, Maury. Il vino non fa parte della loro cultura, contrariamente ad un turista che spesso cerca di accompagnare il pasto ad un bicchiere.


I turisti italiani e europei hanno aspettative diverse rispetto a chi proviene da altri continenti (Asia, Medio Oriente, America)?

Sono sicuramente più esigenti a livello di servizio e di qualità, ed e importante, perche aiuta a mantenere alti gli standard in tutto il mondo dell’hospitality, specialmente a queste latitudini.


Sono anche quelli con cui alla fine si creano le esperienze ed i ricordi più belli, che sono la base di questo lavoro: ci sono spiagge bellissime in tutto il mondo, ma e come le persone si sentono quando arrivano qui, che fa la differenza.



Quali sono gli abbinamenti più richiesti o più sorprendenti tra vini italiani e cucina locale creola o internazionale presente al resort? C’è stato un abbinamento insolito o divertente che ti è rimasto impresso?

La cucina creola delle Seychelles si caratterizza per una non eccessiva varietà di ingredienti, un abbondanza di pesce fresco, ed un discreto uso di spezie. Il “Kari Koko” , curry speziato ma non piccante di pesce, o pollo, con aggiunta di latte di cocco, e uno dei piatti nazionali insieme ad un altro curry, quello di polpo.


Questo tipo di piatti spesso si abbinano a bianchi aromatici, meglio se con zucchero residuo: riesling kabinett, gewurztraminer neozelandesi, Vouvray demi-sec. Divertente e stato un esperimento con il Moscato d’Asti.



Dal tuo punto di vista, quali opportunità possono avere le cantine italiane in un mercato turistico come quello delle Seychelles?

Le opportunita sono molte e diversificate: pur non essendo le Seychelles mete ricercate per esperienze di food and beverage, troviamo hotel extra lusso, gli yacht, le guest house e i backpackers.


La forbice di utenza e molto ampia, e la scelta di vino molto limitata (a volte a prezzi assurdi per qualcosa che costa in Italia 2 euro la bottiglia al supermercato) al di fuori di un paio di circuiti. Che sia la bottiglia blasonata in un ristorante di fine dining o qualcosa di meno impegnativo al tramonto sulla spiaggia, chi viene in vacanza vorrebbe avere più possibilità di scelta quando vuole acquistare vino di qualità. E perché non dovrebbe essere da una nostra cantina?



Quali sono le principali sfide logistiche o commerciali per far arrivare i vini italiani in una destinazione così lontana?

Constance importa tutto direttamente: non abbiamo supplier locali. La nostra cantina conta circa 1,700 etichette per 28,000 bottiglie. Arrivano container refrigerati dall’Europa, il Sud Africa e la Nuova Zelanda.


Logisticamente, nonostante sia un processo rodato da più di 25 anni, esistono sempre degli intoppi - ritardi dovuti a vari fattori, non ultimi i conflitti internazionali, e i traffici portuali. La tempistica delle dogane, che aumenta i diritti di giacenza, risulta ancora spesso imprevedibile. I costi dunque non sono bassi, ma il risultato alla fine e il Wine Program piu vasto dell’Oceano Indiano.



Quanto conta la formazione del personale locale e internazionale nel proporre i vini italiani agli ospiti?

Moltissimo. Nel nostro team a Praslin siamo in 10: ci sono ragazzi dall’India, dallo Zimbabwe, ovviamente dalle Seychelles, e dall’Est Europa. I programmi di studio piu famosi oggi forniscono degli adeguati strumenti per fare questo lavoro. La difficolta resta, in questi paesi dove quasi non esiste il vino, mettere in pratica la teoria dei libri alla pratica.


Non e raro incontrare WSET 3 o CMS Certified che non hanno mai messo piede in vigna. E il vino italiano, a mio parere, e molto, molto più difficile da “comprendere” senza toccare le cose con mano, rispetto ad altri paesi produttori. Siamo un mosaico da un milione di sfaccettature.


Per questo organizziamo Wine Trips annuali in Sud Africa ed in Europa, per garantire questa opportunità a chi dimostra di avere passione per questo lavoro, ed ogni anno vengono qui  2 o 3 produttori, anche italiani, per delle Masterclass.



C’è un episodio o un aneddoto particolare che racconta bene il rapporto dei clienti con i vini italiani alle Seychelles?

Niente di particolare. Ma mi fa sorridere il fatto che nonostante la nostra ampia selezione, ogni tanto il feedback che riceviamo e: “Dovreste aggiungere più vini italiani!”



Photo credit: Alessandro & Hotel Lemuria



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Salute e alla prossima!
E non scordarti: Sii curioso e assaggia sempre qualcosa di nuovo 🍷


👋🏻 Ciao, sono Mihaela Cojocaru DipWSET | Autrice del libro "Metodo WINExcel" | Export Coach | Wine Broker | WSET Educator | Docente export & digital marketing c/o Italian Food Academy & Methodus Srl (Edotto) | Event Planner | Host “SoMe Wine” Podcast🎙️


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