Tenuta Santo Stasi: tradizione, cultura e la nuova energia della linea Feeling [IT/EN]

Mihaela Cojocaru • 22 settembre 2025

Grazie all’amore, quello per la sua terra e quello nato dall’incontro con Antonella, sua moglie, Rosario Epifani ha scelto di rimanere a Sava e di dare vita a un progetto unico: la Tenuta Santo Stasi.

Insieme portano avanti una visione fatta di vini freschi, versatili e familiari, capaci di raccontare emozioni autentiche e momenti di convivialità.


La loro avventura nasce dal recupero dei vigneti di famiglia, un patrimonio che Rosario ha deciso di riscoprire dopo un’esperienza all’estero, trasformandolo in una realtà moderna ma radicata nella tradizione.


Rosario, raccontaci di voi: come è nata la passione per il vino e qual è stato il momento in cui avete capito che sarebbe diventata il tuo futuro?


La passione per il vino è nata in maniera naturale, quasi spontanea. Sono cresciuto in una terra in cui la vite non è solo coltivata, ma è parte integrante del paesaggio, della cultura e della vita quotidiana. Fin da ragazzo osservavo con curiosità il lavoro in vigna e in cantina, affascinato dal mistero che trasformava l’uva in vino.


Il momento in cui ho capito che non sarebbe stata solo una passione, ma il mio futuro, è arrivato quando ho deciso di dare un’identità precisa a ciò che producevamo.


Non volevo limitarmi a fare vino: volevo raccontare, attraverso ogni bottiglia, la storia della mia famiglia, dei miei vigneti e di questo angolo di Terra. È stato lì che ho sentito che il vino non sarebbe stato solo un lavoro, ma il percorso attraverso il quale esprimere la mia identità e far conoscere il valore del nostro territorio.


 

Hai vissuto all’estero prima di tornare a Sava: cosa ti ha spinto a rientrare e a riprendere l’antica tradizione di famiglia legata alla viticoltura?

 

L’esperienza all’estero mi ha arricchito moltissimo, sia sul piano personale che culturale. Mi ha permesso di aprire la mente, conoscere realtà diverse e capire meglio quanto il vino possa essere un linguaggio universale, capace di creare connessioni ovunque.


Ma sentivo sempre un senso di incompletezza e il bisogno di tornare alle mie radici. Rientrare a Sava è stato facile, perché il richiamo della mia terra era troppo forte: riprendere la tradizione di famiglia e trasformarla in un progetto moderno, capace di unire ciò che avevo imparato fuori con ciò che appartiene profondamente a me.

 

 

Tenuta Santo Stasi custodisce vigneti tra Sava, Manduria e San Marzano: qual è il legame più forte che senti con queste terre e con la loro storia vitivinicola?

 

Queste zone sono tra le aree più vocate e rappresentative per la viticoltura della nostra terra e nello specifico per il Primitivo di Manduria: eccezionali caratteristiche di drenaggio per questi suoli rossi ricchi di minerali e di ferro, tanta luce e influenza delle brezze marine. Sono condizioni uniche che si riflettono nel carattere dei vini.


Qui, per tradizione, le viti sono considerate da tutti parte della famiglia: ognuna con il suo carattere, i suoi bisogni e le sue attenzioni. Lavorare qui significa custodire un patrimonio storico e sentimentale che appartiene a tutti. Il mio approccio è guardarlo con occhi contemporanei: interpretare una tradizione centenaria con sensibilità, coerenza e rispetto e trasformarla in bottiglia, cercando sempre di tenerla viva ed attuale.


 

La filosofia di Tenuta Santo Stasi è quella di rispettare il territorio e l’identità del vitigno: come si traduce concretamente questo approccio nel vostro lavoro quotidiano?

 

In campo adottiamo pochi e mirati trattamenti fitosanitari, non utilizziamo diserbanti e seguiamo pratiche di agricoltura rigenerativa cosi da mantenere la vitalità del suolo, la sua fertilità e l’equilibrio naturale della vigna.


In cantina lavoriamo con fermentazioni controllate e interventi minimi, evitando correzioni invasive: il nostro obiettivo è preservare la purezza del frutto e valorizzare le caratteristiche varietali di ogni vitigno.



Avete lanciato la vostra prima linea, Feeling. Perché avete scelto proprio questo nome e cosa volete trasmettere con questi vini?

 

Abbiamo scelto il nome Feeling perché il vino, prima ancora di essere tecnica, è emozione. Volevamo che i nostri vini trasmettessero il legame con la nostra terra, ma anche la capacità di creare connessioni autentiche.


Una bottiglia non è mai solo da degustare: è un mezzo di condivisione, un’occasione per unire persone e raccontare una storia comune. Feeling rappresenta proprio questo: trasformare la nostra esperienza in vigna in un’emozione capace di arrivare dritta a chi la vive nel bicchiere.

 


In un mercato del vino molto competitivo, cosa pensi contraddistingua i vostri vini rispetto ad altri produttori della zona?

 

Credo che la differenza non stia solo nel prodotto, ma nel modo in cui lo pensiamo e lo realizziamo. Per noi ogni vigneto ha una propria voce e cerchiamo di rispettarla, senza uniformare o standardizzare. Facciamo un uso estremamente limitato di solfiti, perché siamo i primi consumatori dei nostri vini e vogliamo che siano sani e genuini.


Ogni bottiglia rispecchia la stagionalità e l’annata, senza alterare l’identità espressiva delle uve. Ciò che ci contraddistingue è questo equilibrio tra rispetto della tradizione, attenzione alla sostenibilità e sensibilità contemporanea, per dare vita a vini autentici e riconoscibili.


 

Guardando al futuro, quali sono i progetti e le ambizioni di Tenuta Santo Stasi, sia a livello produttivo che di espansione nei mercati?


Vogliamo crescere restando fedeli alla nostra filosofia: sostenibilità, autenticità e rispetto del territorio. In vigna continueremo a valorizzare i singoli cru, in cantina a cercare la massima qualità senza compromessi. Nei prossimi anni desideriamo ampliare la nostra gamma di vini, realizzare una nuova cantina e stringere ulteriori collaborazioni sia in Italia che all’estero.


Per noi guardare ai mercati internazionali non significa solo esportare vino, ma condividere il nostro territorio e la nostra storia con il mondo ed aggiungo che in questo percorso di crescita è stato fondamentale il programma WINExcel seguito con la docente Mihaela Cojocaru: un’esperienza illuminante e davvero trasformativa che ci ha dato strumenti concreti e nuove prospettive per affrontare le sfide del futuro. Mihaela è una professionista eccezionale, di straordinaria preparazione e passione, capace di ispirare e trasmettere con energia la sua profonda esperienza nel mondo del vino.




ENGLISH VERSION

Thanks to love — for his land and for the one born from his encounter with Antonella, his wife — Rosario Epifani chose to remain in Sava and create a unique project: Tenuta Santo Stasi.


Together, they carry forward a vision of fresh, versatile, and approachable wines, capable of conveying authentic emotions and moments of conviviality. Their adventure began with the recovery of the family vineyards, a heritage that Rosario decided to rediscover after an experience abroad, transforming it into a modern reality rooted in tradition.


Rosario, tell us about yourselves: how did your passion for wine begin and when did you realize it would become your future?


The passion for wine was born naturally, almost spontaneously. I grew up in a land where the vine is not only cultivated, but is an integral part of the landscape, the culture, and everyday life. From a young age I observed with curiosity the work in the vineyard and in the cellar, fascinated by the mystery that transformed grapes into wine.


The moment I understood it would not only be a passion, but my future, came when I decided to give a precise identity to what we were producing. I didn’t just want to make wine: I wanted to tell, through every bottle, the story of my family, my vineyards, and this corner of land. That was when I felt wine would not just be a job, but the path through which I could express my identity and share the value of our territory.



You lived abroad before returning to Sava: what pushed you to come back and revive your family’s winemaking tradition?


The experience abroad enriched me greatly, both personally and culturally. It allowed me to open my mind, discover different realities, and better understand how wine can be a universal language capable of creating connections everywhere.


But I always felt a sense of incompleteness and the need to return to my roots. Coming back to Sava was easy because the call of my land was too strong: to take up the family tradition and transform it into a modern project, capable of uniting what I had learned abroad with what deeply belongs to me.



Tenuta Santo Stasi nurtures vineyards between Sava, Manduria and San Marzano: what is the strongest bond you feel with these lands and their winemaking history?


These areas are among the most suited and representative for viticulture in our land, and specifically for Primitivo di Manduria: exceptional drainage characteristics in these red soils rich in minerals and iron, abundant light, and the influence of sea breezes. They are unique conditions reflected in the character of the wines.


Here, by tradition, the vines are considered part of the family: each with its own character, its needs, and its care. Working here means safeguarding a historical and emotional heritage that belongs to everyone. My approach is to look at it with contemporary eyes: to interpret a centuries-old tradition with sensitivity, consistency, and respect, and to transform it into a bottle, always striving to keep it alive and relevant.



The philosophy of Tenuta Santo Stasi is to respect the territory and the identity of the grape variety: how does this approach translate concretely into your daily work?


In the vineyard we adopt few and targeted phytosanitary treatments, do not use herbicides, and follow regenerative farming practices to maintain soil vitality, fertility, and the vineyard’s natural balance.


In the cellar we work with controlled fermentations and minimal intervention, avoiding invasive corrections: our goal is to preserve the purity of the fruit and enhance the varietal characteristics of each grape.



You launched your first line, Feeling. Why did you choose this name and what do you want to convey with these wines?


We chose the name Feeling because wine, before being about technique, is about emotion. We wanted our wines to express the bond with our land, but also the ability to create authentic connections. A bottle is never just for tasting: it is a means of sharing, an occasion to bring people together and tell a common story. Feeling represents exactly this: turning our vineyard experience into an emotion capable of reaching those who live it in the glass.



In such a competitive wine market, what do you think distinguishes your wines compared to other producers in the area?


I believe the difference is not only in the product, but in the way we conceive and make it. For us, each vineyard has its own voice and we try to respect it, without homogenizing or standardizing.


We make extremely limited use of sulfites, because we are the first consumers of our wines and want them to be healthy and genuine. Every bottle reflects the seasonality and the vintage, without altering the expressive identity of the grapes. What sets us apart is this balance between respect for tradition, attention to sustainability, and contemporary sensitivity, to create authentic and recognizable wines.



Looking to the future, what are the projects and ambitions of Tenuta Santo Stasi, both in terms of production and expansion into markets?


We want to grow while remaining faithful to our philosophy: sustainability, authenticity, and respect for the land. In the vineyard we will continue to enhance individual crus, and in the cellar we will pursue the highest quality without compromise. In the coming years we aim to expand our wine range, build a new winery, and forge further collaborations both in Italy and abroad.


For us, looking at international markets doesn’t just mean exporting wine, but sharing our land and our story with the world. And I would add that in this growth journey, the WINExcel program followed with professor Mihaela Cojocaru was fundamental: an enlightening and truly transformative experience that gave us concrete tools and new perspectives to face the challenges of the future. Mihaela is an exceptional professional, with extraordinary expertise and passion, capable of inspiring and transmitting her deep experience in the world of wine with great energy.

 


Photo credit: Rosario & Antonella



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Salute e alla prossima!
E non scordarti: Sii curioso e assaggia sempre qualcosa di nuovo 🍷


👋🏻 Ciao, sono Mihaela Cojocaru DipWSET | Autrice del libro "Metodo WINExcel" | Export Coach | Wine Broker | WSET Educator | Docente export & digital marketing c/o Italian Food Academy & Methodus Srl (Edotto) | Event Planner | Host “SoMe Wine” Podcast🎙️


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